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Il fantasma che si innamorò di un uomo

 
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marina56
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MessaggioInviato: Mar Set 13, 2011 9:46 pm    Oggetto: Il fantasma che si innamorò di un uomo Rispondi citando

PROLOGO

NOT GUILTY. 10:06 p.m. June 13, 2005

SANTA MARIA, California.
"Michael Jackson è stato giudicato non colpevole di tutti e 10 i capi d'accusa a suo carico che lo hanno coinvolto in un processo per molestie sessuali su minori. Così si è conclusa la saga legale durata 2 anni per una delle pop stars più conosciute al mondo."
Questi titolo e trafiletto del Times di lunedì 14 giugno 2005.
Jermaine Jackson stringe orgoglioso il quotidiano e lo sventola come a volere che tutte, ma proprio tutte le particelle che compongono la materia vengano a contatto con il foglio di cellulosa.
Jermaine si sa, ha sempre amato fotografie e dichiarazioni, e come membro di maggior spicco della jackson family ci tiene a sottolineare che come famiglia rimarranno tutti uniti e stretti attorno a michael, e che nonostante tutto, supereranno anche questa.
Una vera dichiarazione all'americana, come si conviene.
Ma lui esce dall'aula di tribunale senza mostrare emozioni. Non esulta, non sorride.
E' tranquillo, sembra intorpidito. Saluta debolmente i fans che sono stati fatti sistemare dietro ad alcune transenne a debita distanza. Lui non c'è.
Forse è troppo deluso e non gli frega più di niente.
Doveva essere sollevato quantomeno, ma era troppo lacerato. Stanco. Si era arreso.
All'inizio della mattinata il sole era caldo, forse troppo, per una giornata di inizio estate. Ma si sa, la California è così, riesce sempre a farti sentire in vacanza, con quel clima a tratti temperato, a tratti tropicale, ma troppo umido per poterlo essere veramente.
Ed anche lui è così. Un uomo variopinto e poliedrico. Un uomo in grado di stupire gli altri con i suoi modi da bambino e la semplicità negli occhi, ma troppo ingenuo perchè gli altri ci credessero veramente. Non poteva essere che un uomo potesse davvero essere 'così'.
Due occhi profondi ed immensi che un tempo erano anche stati capaci di sognare.
Occhi che si sono forse appesantiti al ritmo delle stagioni e non solo, occhi nascosti, per la maggior parte del tempo.
Ma nemmeno lui, l'indiscusso tiranno e sovrano unico delle nostre carni mortali, aveva potuto niente su quegli occhi.
Aveva potuto lasciare i suoi effetti sui tratti del viso, sui muscoli, sulla pelle. E sul cuore. Ma non su quegli occhi.
I capelli corvini che erano stati costretti ad essere lisci, anche se poi alla fine un'onda verso la fine si ricreava sempre, sovversiva fra gli obbedienti. Il viso scavato. Un portamento elegante, quasi regale con quel completo nero.

CASA. june 15,2005
Le immagini scorrevano veloci e frammentarie al notiziario delle 20 mentre un perspicace quanto inopportuno giornalista faceva notare quanto quell'uomo dal viso teso e dalle membra smagrite non assomigliasse più al fenomeno vestito di rosso che ballava insieme agli zombie.
Seguo tutto questo dal mio salottino sollevata e amareggiata nel contempo.
Una modesta villetta a schiera in un modesto paesello dimenticato alla periferia di Milano, la mia città natale
Il mio nome è Andrea Josè Ferrari. Ho 32 anni e nelle mie vene scorre un sangue misto. Italo-cilena.
In realtà non sono mai stata in Cile, a parte una settimana quando ero in fasce per il battesimo. Mamma è originaria di Santiago ma è emigrata in italia nel 70. Da allora non è più tornata eccezion fatta per quella unica settimana nel gennaio del 1973. Non mi ha mai detto perchè, nè io lo ho mai chiesto.
Mio padre è italiano.
Ho un nome maschile perchè lui avrebbe sempre voluto un maschio.
Gli armadi della mia famiglia sono pieni di scheletri, come quelli di tante altre famiglie, o forse di più.
Ma riesumerò quei fantasmi sconnessi e privi di forma solo nella misura in cui questo sia funzionale al mio racconto.
Perchè il perdono è la miglior cura per le anime tormentate.
Perchè io stessa sono un'anima tormentata. Come tante altre, o forse di più.
Ma soprattutto perchè questa è la storia di un fantasma che si innamorò di un uomo.



CAPITOLO 1a

DANGEROUS WORLD TOUR. jul 7, 1992
MONZA, Stadio Brianteo
Il giorno più bello della mia vita fino ad allora.
I poster che tappezavano le pareti senza risparmiarne un singolo centimetro. Michael. la musica. Un faro. Una fuga dal resto.
In un turbinio di luci e di emozioni ho ballato, sognato, pianto, invidiato la biondina che lo ha abbracciato durante 'she's out of my life'.
I poster che tappezzavano le mie pareti avevano un unico soggetto: lui.
Lui cosparso di cinghie e borchie vestito di nero, lui che tiene una pantera al guinzaglio completamente a suo agio come se si trattasse di un chiwawa ( ), lui in primo piano con dei fantastici ray ban e la giacca militare, con un sorriso che oscura la luce del sole, lui sul palco che canta tutto sudato.
Ogni sera lo stesso monologo fra me e lui, che non poteva sentirmi nè immaginare della mia esistenza.
Ogni notte prima di addormentarmi la sua musica. Se non c'è 'i just can't stop loving you' non si dorme sereni. Proprio no.
Il walkman nelle orecchie alla fermata dell'autobus. La musicassetta tutta rovinata sempre nello stesso punto, là dove c'era la canzone che continuavo a riavvolgere perchè ascoltarla una sola volta non bastava. Non era mai la stessa. Cambiava in base al periodo.
I sacrifici per comperare l'ultimo album. O qualche gadget.
Così ho trascorso gi anni 80 e buona parte dei 90.
Poi negli anni lo scotc che incollava i poster ai miei muri bianchi si è fatto sempre più secco ed ha iniziato a perdere la presa.
E giorno dopo giorno anche i miei sogni di adolescente si sono staccati come foglie dai miei pensieri, lasciando spazio ai progetti pragmatici dell'età adulta. Ognuno viva la sua vita.


MILANO. Feb 18, 1998
110 e lode. Questo il voto che sanciva il conseguimento della mia laurea in medicina e chirurgia veterinaria.
Adoravo gli animali e avrei trascorso tutto il mio tempo con loro. Sono tutto quello che non siamo noi. Privi di cattiveria.
Il fatto di poterli aiutare alleviando le loro sofferenze fisiche mi faceva sentire un essere migliore, come una sorta di redenzione, anche se non mi ripuliva del tutto dalla colpa di appartenere alla mia specie.
Trovai lavoro dapprima come impiegata allo zoo comunale.
Poi iniziò la mia avventura.

LANSERIA (Johannesburg), SOUTH AFRICA. April 6, 2000
Mi ero appena trasferita in questo angolo di paradiso lontano da tutto e da tutti.
Ero al Lion zoo park di Lanseria e lavoravo a stretto contatto con una strepitosa equipe di medici veterinari e ricercatori il cui unico obiettivo era quello di reinserire leoni ed altri grandi mammiferi africani nel loro habitat dopo che erano stati catturati o feriti da bracconieri, oppure nati affetti da malattie e malformazioni varie.
Fu lì che presi la mia specializzazione in etologia, diventando un pò la loro 'psicoterapeuta'. Mi esprimevo con loro e cercavo di ascoltarli dalla mattina alla sera. Si dimostravano talmente migliori dei miei simili che passavo intere giornate senza parlare nella mia lingua.
Insieme alle speranze di una vita migliore e a tanti buoni propositi dentro di me iniziava a crescere qualcos'altro.
Qualcosa che scombussolò totalmente i miei piani.
Lo chiamai Satya Josè, un nome metà indiano (in indi significa 'verità') e metà ispanico, per conservare le nostre origni.


LOS OLIVOS, California-NEVERLAND VALLEY RANCH. Aug 6, 2003
E' qui che inizia la parte davvero interessante da raccontare miei cari amici.
Ebbene, dopo tutti questi giri di valzer sono finita proprio negli USA. I motivi a dire il vero sono stati diversi, il principale riguarda mio figlio. Il [/color]mio piccolo Saty sta crecendo velocemente e nel modo che più desidero per lui: a stretto e completo contatto con gli animali e con la natura. Ma come per ogni cosa ci sono dei pro e dei contro..diciamo che i contro iniziano ad essere troppo numerosi, fra cui il fatto principale che uno zoo safari può diventare anche molto pericoloso per un bimbo così piccolo e curioso, che fra l'altro ha pochi coetanei con cui poter familiarizzare.
Inoltre il mio lavoro mi assorbe totalmente e non è facile occuparmi di Saty completamente sola.
Ho preso la decisione definitiva proprio la settimana scorsa, quando mi è stata recapitata una lettera dall'America che mi offre un buon lavoro a tempo parziale e con un lauto stipendio in uno zoo privato di cui non viene da subito specificato il nome.
Mi sembra una buona soluzione per offrire a Saty qualcosa in più, soprattutto tempo.
Tra l'altro nella lettera Si fa riferimento alle mie referenze che, con mio grande stupore si sono fatte strada fino al nuovo mondo.
Ho deciso, Ci trasferiremo. Sarà doloroso ma è necessario.
Potrete immaginare lo stupore nei miei occhi quando ho letto l'indirizzo nel quale recarmi per il colloquio.
Sono anni che non seguo più le vicende del mio cantante preferito data la piega che ha preso la mia vita; di lui ho conservato però qualche canzone nell'mp3 che sarebbe più doloroso rimuovere piuttosto che riascoltare, a volte, con gli occhi umidi di passato.
Quando il taxi ci ha lasciati davanti all'imponente cancello di ferro nero e dorato tutti i ricordi e le emozioni di quella ragazzina un pò sulle nuvole sono riaffiorati, sistematicamente.


CAPITOLO 1b


Mi riceve il portiere che, evidentemente informato del mio arrivo, mi fa subito entrare. In pochi minuti arrivano un uomo e una donna sulla quarantina vestiti impeccabilmente come fossero una hostess ed uno stewart che molto garbatamente mi fanno accomodare in una saletta di una piccola dependance all'interno dell'immenso parco.
Sì, sono rimasta sovrastata dalle dimensioni: pur essendo abituata a vivere in uno zoo safari non mi sarei aspettata che quello è solo il 'giardino' di una villa. Saty si guarda intorno affascinato.
-soliti vezzi da star- penso, anche un pò stupita dal mio giudizio così prematuro..forse 3 anni nella savana sono sufficienti per farti considerare cosa è indispensabile e cosa non lo è.
Il colloquio con questi due ordinatissimi personaggi -probabilmente gli addetti al personale- scorre velocemente, mi fanno domande sull'Africa e mi sembra che abbiano su di me molte più informazioni di quante stia concedendo loro con le mie risposte brevi e un pò imbarazzate. Il mio inglese fra l'altro non è a livelli elevatissimi, quindi non so esprimermi velocemente e con la scioltezza di un madrelingua. Loro se ne accorgono e molto cortesemente rallentano il ritmo.
Con grande perizia mi spiegano i dettagli del contratto, lavorerò ogni mattina dalle 8 alle 13 ed avrò il compito di dirigere la manutenzione di tutte le gabbie, oltre ovviamente ad occuparmi del benessere di tutti i 'pets' di mr Jackson.
E' un'occasione senza pari, avrò ogni giorno la possibilità di stare con mio figlio per buona parte del tempo.
Chiedo di poter fare un giro e visitare subito lo zoo per 'conoscere' i miei nuovi amici. I due dalle camicie inamidate mi sorridono e mi chiedono di attendere l'arrivo di due membri dello staff -inservienti penso- che mi accompagneranno nel tour.
Sringendomi la mano con fare amichevole mi comunicano che se necessito di un alloggio provvisorio essendo appena arrivata non ho che da chiedere, nel frattempo mi hanno prenotato una camera in un bell'hotel vicino a Santa Barbara.
-Non si preoccupi, per le spese provvederemo noi, a nome di Mr. Jackson, dopo il trasferimento immaginiamo sia complicato per lei organizzarsi..-
mi dicono sorridendo.
Ringrazio cordialmente per l'hotel,davvero lusingata, specifico però che, per quella che sarà la mia sistemazione definitiva, preferisco cavarmela da sola, come ho sempre fatto.
Terminati gli ultimi convenevoli mi congedano e faccio la conoscenza di john e Kelly, due simpatici ragazzi di alcuni anni più giovani di me, entrambi afro-americani. Le loro tonalità color ebano mi fanno subito salire una malinconia senza pari.
A stento trattengo le lascrime per una buona manciata di minuti. Ah..la mia Africa. Loro però sono molto carini ed accoglienti e presto mi mettono a mio agio, mi mostrano gli animali -aiuto, quanti sono! Altro che lavoro part time!- elencando nomi e peculiarità di questi e di quelli..la lista è lunga e penso che mi ci vorrà del tempo per ricordare tutto.
Il povero Saty nel frattempo, sfiancato dal jet lag mi si è addormentato fra le braccia.
Mentre ci avviamo ai cancelli -ho espresso il desiderio di raggiungere l'hotel perchè inizio a vederci doppio dalla stanchezza- i ragazzi mi spiegano come saranno organizzati i nostri compiti quotidiani, mentre io non posso proprio fare meno di chiedermi dove sia lui, se sia in casa, quasi rammaricata dal fatto che non sia venuto personalmente a parlarmi -ma che razza di idiozie, per quale cavolo di motivo Michael Jackson no, dico e ripeto: Michael Jackson dovrebbe interessarsi a un cavolo di veterinario che tra l'altro lavora pure part time!- Devo essere proprio stanca.
Essere nella sua proprietà mi fa effetto, non lo nego.
Sono un misto fra l'esaltazione e l'incredulità.
Saluto i ragazzi e il portiere mentre un enorme suv dai vetri oscurati entra nel vialetto principale sfiorandomi i lembi della gonna bianca di lino con il paraurti. Ho un attimo di trasalimento e temo che il sangue che mi si è appena gelato nelle vene sia perfettamente visibile a tutti. Non posso vedere l'interno della macchina ma mi sento osservata, è una sensazione strana. Mi sento nello stesso tempo eccitata perchè credo di immaginare chi sia seduto sul sedile posteriore, ma anche intrusa indebitamente nell'altrui proprietà proprio quando manca il padrone.
Lo so, sono pensieri del tutto irrazionali, ma mi vengono.
Sorrido della mia apprensione quasi adolescenziale e mentre il vento tiepido mi attraversa le lunghe lisce ciocche castane facendole allontanare di molto dalla schiena sulla quale erano appoggiate, mi allontano rispondendo con un ultimo cenno della mano ai saluti di john e kelly.

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marina56
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MessaggioInviato: Sab Set 24, 2011 8:47 pm    Oggetto: Rispondi citando

CAPITOLO 2

Santa Barbara (CA). Mason beach Inn Hotel.
Non so a quanti sia capitato, ma io non sono mai entrata in una suite nella mia vita. E devo dire che per oggi i cambiamenti sono stati parecchio..come dire..'radicali'..
Qui c'è ogni genere di comfort: televisione, wireless, internet, cesti di frutta fresca su ogni tavolo, una fantastica terrazza con vista oceano (non ho mai visto il pacifico), e un lungomare in cui potrebbero comparire Pamela Anderson e tutto il team di Baywatch da un momento all'altro, per quanto mi riguarda.
Non sono abituata a tutto ciò, soprattutto se penso che solo 24 ore fa mi trovavo nel mio trilocale in compensato nel villaggio di Yeoville a Johannesburg.
Due realtà completamente opposte direi.
Mi sento fortunata, sento di avere fra le mani una fantastica occasione. Guadagnerò bene e questo mi permetterà di trovare un bel posticino per me e Saty dove iniziare una nuova vita. Con il tempo mi abbandonerà questo senso di smarrimento che provo, accompagnato dalla solita strana sensazione.
Non so descriverla, mi sento osservata anche se so benissimo che non è così.
Sono solo paranoie da jet lag, lo so.
Mio figlio è più furbo di me, si è addormentato profondamente..dovrei seguire il suo esempio..
Mi metto giù anch'io. Non ho sonno. Che cavolo, ma possibile?!
Forse se accendo un pò di musica. Ma si, accendo l'ipod e metto in modalità selezione casuale...


I was wandering in the rain ----------------------------------mi stavo facendo delle domande sotto la pioggia
Mask of life, feelin' insane ------------------------------------una maschera di vita. misentivo pazzo
Swift and sudden fall from grace --------------------------una improvvisa e rapida caduta dalla grazia
Sunny days seem far away ----------------------------------i giorni soleggiati sembrano lontani
Kremlin's shadow belittlin' me -----------------------------l'ombra del Cremlino mi sminuisce
Stalin's tomb won't let me be -------------------------------la tomba di Stalin non mi da pace
On and on and on it came -----------------------------------continuava e continuava ad arrivare
Wish the rain would just let me be------------------------vorrei che la pioggia mi lasciasse in pace
How does it feel --------------------------------------------------come ci si sente
when you're alone and you're cold inside-------------e sei freddo dentro?
Like a stranger in Moscow ----------------------------------come uno straniero a Mosca
Like a stranger in Moscow
We're takin' danger ----------------------------------------------stiamo rischiando baby
We're takin' danger baby
Like a stranger in Moscow
I'm livin' lonely -----------------------------------------------------vivo nella solitudine
I'm livin' lonely baby
A stranger in Moscow ------------------------------------------come uno straniero a mosca



Mai parole più azzeccate per descrivere come mi sento in questo momento.
Morfeo verrà a prendermi tra poco. Ora si.

**********************************************************************************


LOS OLIVOS, California- NEVERLAND VALLEY RANCH. Aug 14, 2003
Le giornate scorrono veloci qui a Neverland. Le cose da fare sono moltissime e con l'aiuto di John e kelly -sono davvero adorabili- riusciamo sempre in un paio d'ore a sistemare le gabbie -il lavoro più noioso- così che il tempo rimanente lo trascorriamo nel modo che più preferisco: giochiamo e comunichiamo con gli animali.
Oggi ho familiarizzato con Gipsy e Melville, due grandi pachidermi indiani. A differenza del genere africano a cui sono abituata, questi sono più bassi e con le orecchie più piccole ed il dorso buffamente ricurvo verso il basso..tutto questo conferisce loro un aspetto più paffuto e 'aerodinamico' !
Dopo averli lavati -con una canna che assomiglia più ad un idrante dei pompieri- e nutriti - 3 cocomeri e un casco di banane ciascuno- ho appurato che forse Melville ha una cotta per me: ogni volta che mi allontano il poverino mi rincorre e con la possente proboscide mi trattiene per la vita facendomi ondeggiare a destra e a sinistra, ma molto molto dolcemente. Io non sono sicuramente la classica graziosa ragazza filiforme e slanciata, ho tutto ciò che una donna deve avere nel posto giusto, intendiamoci, ma sono piuttosto piccola di statura e muscolosa, quindi non sono una piuma. Ciononostante quel gigante gentile riesce a sollevarmi da terra con una facilità estrema.
A fine turno verso le 13 mi piace pranzare con i ragazzi e ne approfitto per chiedere delle loro vite, dei percorsi che li hanno portati fin lì e perchè no, racconto della mia Africa, incalzata dalle loro domande. Racconto di quando il sole spariva sull'orlo della distesa pianeggiante dell'arida savana ricamandone i confini con toni caldi, dorati e rosso acceso, andando a morire là dietro come se quello fosse stato davvero il suo giaciglio. I tramonti sono una di quelle cose che non scorderò mai.
Con una certa nonchalance mi guardo spesso attorno come a voler scorgere chissà quale presenza, senza tener conto che l'area in cui mi trovo non è che una piccola parte dell'immensa proprietà, e che, soprattutto, non è una zona di passaggio.
Chiedo anche informazioni sugli altri membri dello staff, piccoli pettegolezzi fra colleghi -ormai c'è confidenza, soprattutto con Kelly- e cerco anche di capire il perchè della mia assunzione così repentina. Mi spiegano che molte persone -fra i tanti il veterinario dello zoo, appunto- si sono licenziate qualche mese fa a causa di una pioggia di scandali piombati su Mr. Jackson nel mese di febbraio.
Proprio in quel periodo -mi spiegano- è avvenuta la messa in onda di un documentario intitolato 'Living with MJ' in cui un giornalista inglese intervista Mr. Jackson per un periodo di 8 mesi sugli argomenti più personali... Ne è uscito un filmato di 90 minuti editato in maniera arbitraria, per niente aderente alle registrazioni effetive, che ha fonito un'immagine negativa, secondo Kelly addirittura deviata, del nostro datore di lavoro. E così molti hanno pensato che essere alle dipendenze di un pazzo non avrebbe certo giovato ai loro curricola.
Sono dispiaciuta ed incuriosita.

NELLA TESTA DI MICHAEL
Non ce la faccio più. Ogni volta che cerco di fidarmi di qualcuno vengo tradito.
Ogni volta che cerco di aprirmi agli altri le mie aspettative vengono puntualmente disattese. No ora basta. Non mi fiderò mai più di nessuno.
A questo mondo non mi restano che loro. I miei figli.
*Ho creduto a Martin Bashir invitandolo ad entrare nella mia vita e in quella della mia famiglia perchè avevo bisogno che la verità venisse a galla.
Martin Bashir ha carpito la mia fiducia facendomi credere che sarebbe stato un onesto e garbato ritratto della mia vita... Sono molto sorpreso che un giornalista professionista comprometta la sua integrità trattandomi in questo modo.
Oggi mi sento più tradito che mai; che qualcuno, al quale ho dato la possibilità di conoscere i miei figli, il mio staff e me stesso aprendogli il cuore e dicendo la verità, possa aver sacrificato la fede che avevo riposto in lui per produrre un così terribile e poco realistico documentario.
Tutti quelli che mi conoscono sanno la verità, che i miei figli vengono prima di tutto nella mia vita e che mai farei del male ad alcun bambino.
...
Dall'Inghilterra la gente mi ha inviato moltissime mail dicendomi quanto fosse stato poco corretto il documentario proposto da Bashir.
Il loro amore e il loro supporto mi hanno veramente toccato nel profondo.*
L'unica cosa che posso fare ora per arginare almeno in parte i danni causati dall'arrivismo e dall'avidità è cercare qualcuno disposto a produrre un'altra versione, quella vera stavolta, di tutto il materiale raccolto l'anno scorso da Bashir.
In qualche modo la verità deve venire a galla.
Non posso sopportare l'idea che Prince o Paris o il piccolo Blanket (anche se, buon'anima, è ancora troppo piccino) possano accendere la tv o andare su internet e sentirsi dire che il loro padre è un deviato, un pervertito, un automa che rifiuta il suo aspetto, la sua razza, un mitomane che ama stare in compagnia dei minorenni fra sfarzi e lussi irriguardosi verso la povertà. Io non sono niente di tutto questo.
Io so cosa è la povertà. Io non ho avuto l'adolescenza di quel damerino che ostenta un'inglese perfetto per far vedere che ha cultura. Io non ho avuto la possibilità di studiare a Oxford facendomi pagare tutto da papino.
Il mio percorso è stato un altro. E mi ha portato Dio solo sa quante soddisfazioni.
Ma giuro, giuro su quello che ho di più caro, che se oggi posso permettermi un certo tenore di vita è solo perchè me lo sono guadagnato lavorando duramente.
E per guadagnare non ho mai calpestato la dignità di nessuno. Io.
* tratto da un reale comunicato scritto da michael.

Ore 14:00 pm.
Mi appresto a liberarmi degli stivaloni infangati che uso normalmente per lavorare perchè devo andare a recuperare Satya.
Ho trovato un asilo molto carino nei pressi di Santa Ynez, una località che dista circa 5 miglia da Neverland.
In funzione dell'asilo e della vicinanza con il posto di lavoro anche il nostro appartamentino è a Santa Ynez. E' un bel posticino, piccolo ma accogliente.
Saty non sembra molto entusiasta dei nuovi rapporti stretti con i coetanei, è un bimbo molto timido e schivo, abituato come la sua mamma ad avere pochi rapporti con il mondo umano. Spero che questo lato di lui si modifichi presto, perchè non vorrei che a causa della sua chiusura pasasse un'infanzia di solitudine, come la mia. Per facilitare un pò le cose ogni giorno lo porto un pò al mare dove è pieno di ragazzini.
A circa mezzoretta da casa c'è Refugio State Beach, una piccola località protetta da una lieve insenatura, lontana dalle passerelle mondane di Malibu, sita una decina di miglia a sud. Nuotiamo e parliamo.
Il mio inglese sta migliorando. Riesco a seguire perfettamente la cnn delle 19. Anche Saty impara, molto più in fretta di me.
Sono contenta perchè ora conosce 3 lingue molto bene.

Ore 17:00 pm.
Ci apprestiamo a rientrare a casa quando mi suona il cellulare. E' Kelly - vieni subito, c'è un'emergenza-
Riattacco e volo a casa. Fra mille ringraziamenti affido Saty a Pedra, la mia dirimpettaia portoricana dalle forme generose e dal sorriso contagioso. E' sempre stata carina ed ospitale con noi, fin da quando ci siamo trasferiti. Lo fa entrare in casa carezzandogli la testa amorevolmente, le schiocco un bacio sulla guancia e volo alla volta di Neverland.
°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°
Oltrepassato il gran cancello principale mi si parano davanti Kelly e una donna che non conosco, incedono velocemente nella mia direzione.
Hanno uno sguardo scuro, costernato. Quasi correndo per il lungo sentiero illuminato, tirata per un braccio da kelly, vengo informata della situazione.
La donna che ci segue dice di chiamarsi Grace ed ha uno sguado terribilmente preoccupato.
Giungiamo ad un grande spiazzo rivestito da sassolini grigi e color salmone. Non mi ero mai spinta così vicina all'abitazione.
Un enorme orologio ci sovrasta. Sono le 17:30 e i ritocchi della campana celata dai cespugli rieccheggia rimbombandomi nei timpani.
Un gruppetto di una decina di persone forma un cerchio al cui centro si trova una bambina di circa 5 anni piegata sulle ginocchia. Piange rumorosamente.
E' Paris Jackson.
Avvicinandomi maggiormente noto una piccola figura sul selciato.
E' Ariel, un cucciolo di labrador color crema. Avrà si e no quattro mesi, non di più. Giace privo di sensi.
-Vieni tesoro, è arrivato il dottore, lasciamolo lavorare- Grace si avvicina e solleva da terra la piccola con le guance tumefatte da pianto.
- Ti prego, salvala, sta male e non so cos'ha. Ti prego per favore aiutala.- Mi supplica con uno sguardo annebbiato dalle lacrime.
Immediatamente mi chino sulla bestiola e controllo subito se respira. Il battito è debole e irregolare. Mi faccio subito portare un lenzuolino che fungerà da mini-barella e trasportiamo in cucciolo nell'infermeria che si trova in una dependance poco distante. Dopo una piccola ecografia capisco che la situazione è abbastanza grave: Ariel ha [CENSORED] to qualcosa che si è incastrato nell'esofago e comprime la trachea rendendo la respirazione difficoltosa.
Le faccio l'anestesia e procedo chirurgicamente. John mi aiuta con i ferri mentre Kelly e Jane tengono monitorati i parametri vitali.

Ore 19:00 pm. Ariel è fuori pericolo.
Tolgo i guanti di lattice e, indossando ancora mascherina e camice verde, mi dirigo nell'atrio della costruzione in mattoni rossi.
La piccola Paris è seduta sulle ginocchia di Grace - la sua tata, a quanto mi sembra- e appena mi vede balza in piedi correndomi incontro. Ha occhi grandi e verdi.
- La tua piccola peste è fuori pericolo. aveva [CENSORED] to una pallina, di quelle dure in gomma che rimbalzano! L'abbiamo operata ed ora sta bene. Dovrà riposare però-
Alla mia comunicazione c'è un'esplosione di giubilo generale, la piccola mi corre incontro e mi abbraccia da sopra in camicione che porto, è felicissima - Grazie, grazie, grazie sei il dottore dei cani più bravo del mondo!!!! Posso andare a vederla?-
- Si, però fai attenzione è ancora molto debole, non farla muovere troppo..-
Grace emette un lungo sospiro di sollievo e mi rivolge un sorriso estremamente eloquente.
Restituisco l'espressione rilassata ed abbozzo un sorriso slacciando uno dei lembi che tengono ancorata la mascherina chirurgica al mio viso.
Sposto lo sguardo oltre la tata e mi accorgo di una presenza alle sue spalle. Una presenza che probabilmente era sempre stata lì fin dal mio arrivo di un'ora e mezza prima, ma di cui mi accorgo solo ora.
Si alza in piedi posandomi uno sguardo che non so decifrare, date le lenti scure che porta.
Camicia nera aperta sul petto. Maglietta bianca sotto. Pantaloni neri con la riga davanti. Stivaletti neri, pitonati suppongo.
Completamente paralizzata mi rendo conto che sta succedendo veramente e credo che anche lui si accorga della mia difficoltà perchè abbozza un sorriso avvicinandosi.
- Grazie per essere venuta così in fretta anche fuori dall'orario di lavoro. La sua tempestività è stata fondamentale. Se Ariel non.... bè ecco.. non so come avremmo potuto consolare mia figlia..lei adora i suoi cuccioli..- Il tono è fermo e gentile, sembra vento che soffia nei bicchieri.
Come ho detto sono completamente paralizzata e il mio sistema nervoso non pare voler rispondere alla quantità di adrenalina che ho in circolo. Sto facendo la figura della cretina, mi sembra di vedermi dall'esterno. Riesco solo ad abbozzare la frase più idiota che posso tirare fuori.
- Anche a me p-piacciono molto gli animali- . No. Ma dico. CI RENDIAMO CONTO?!?!?!?!?!? Ma per quale diavolo di motivo mi sto comportando come una CRETINA?? Avessi 10 anni...ma ne ho 30! 30 capito!?!
- Bè è una buona cosa questa.. - ribatte lui in tono ironico. Eccerto, in tono ironico, perchè per caso esistono veterinari a cui non piacciono gli animali o che comunque, anche fosse, lo dichiarano apertamente davanti al datore di lavoro!?!?! che banalità mioddio!
Il silenzio che si crea, corredato dalla mia faccia da ebete, ha il peso di un airbus 4454 direttamente sullo stomaco.
- Lei è nuova dottoressa, vero? E' la stessa persona che ho visto sul vialetto una decina di giorni fa?- Cerca di spezzare la mia agonia imbarazzata.
- S-si c-credo che ero io..- uau che atto di coraggio! bella risposta ad una domanda così complicata eh? brava Andrea, brava!
- Oh allora non le ho ancora dato il mio benvenuto..mi spiace non averlo fatto prima, ma sono spesso fuori casa..- si rabbuia
- Sono Michael!- mi tende la mano e sorride.
- Mi chiamo Andrea..Andrea Ferrari- mi esce una voce da oltretomba, come a vergognarmi di quel nome.. faccio per stringergli la mano ma è piena di quella polverina bianca e appiccicosa che rilasciano i guanti di lattice. Completamente viola in volto gliela mostro e con uno sguardo eloquente gli faccio capire che non è il caso di imbrattare anche lui..
Sorride e fa un cenno di assenso con il capo.
- Che bel nome..particolare direi! - ancora con un mezzo sorriso, accortosi evidentemente che si tratta di un nome che normalmente non si accosterebbe ad una donna - Lei è la benvenuta qui, spero che si troverà bene fra noi!-
- Si, ho già fatto la conoscenza di molti colleghi e sono tutte persone carinissime..- sono finalmente riuscita ad articolare una frase!
- Mi fa molto molto piacere e....- Paris e Grace seguite da Kelly escono dalla saletta nella quale la piccola Ariel convalescente sta riposando.
- Papà papà Ariel sta bene!-
- Lo so amore, te l'avevo detto di non disperare!- La prende in braccio e le stampa un super bacio sulla guancia
- mi sono spaventata tanto...-
- lo so, ma ora è passato. Hai ringraziato la dottoressa per essere corsa qui?-
- Si.. Grazie dottoressa, sei la più brava del mondo!-
Arrossisco e non posso fare più che un sorriso, un sorriso di sollievo, per tutto.
Allontanandosi con la bambina in braccio e seguito da uno stuolo di persone trova lo spazio per voltarsi un'ultima volta
- Arrivederci Miss Ferrari, buona serata e grazie ancora!-
E' stato gentile e accogliente.
Mi ha dato del lei.
Mi ha trattato con garbo e rispetto nonostante la mia estrema goffaggine.
Credo che a casa mi prenderò a schiaffi.

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marina56
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MessaggioInviato: Dom Ott 02, 2011 2:26 pm    Oggetto: Rispondi citando

CAPITOLO 3

NELLA MIA TESTA.

Non riesco davvero ad immaginare come sarebbe stato averlo accanto durante tutti quei mesi.
Forse non sarei nemmeno partita per l'Africa ed avremmo avuto una vita normale, come una vera famiglia.
Forse non mi sarei sentita sola con le mie depressioni, con le voglie di kiwi australiano alle 3 di notte.
Forse avrei avuto qualcuno con cui riderne.
Forse non avrei partorito senza nessuno in sala d'aspetto ad attendere, appunto.
E non avrei scelto il nome, le tutine, la culla, e tutto quello che ho avuto l'onore di scegliere per lui, da sola.
Ma appena ha saputo che ero incinta mi ha chiesto di scegliere. E un uomo non potrebbe commettere errore più scellerato.
Non riesco davvero ad immaginare come sarebbe stato avere qualcuno accanto in questi anni, proprio no.
Meglio nessun padre che un padre di merda però.
****
Lui è stato incredibilmente gentile stasera.
Non te lo aspetti da uno così. Chissà perchè poi, l'equazione è sempre uguale: ricco=stronzo.
Forse perchè è così la maggior parte delle volte.
Ma non questa. Va bé ma io che ne so.


LOS OLIVOS, California- NEVERLAND VALLEY RANCH. Aug 24, 2003

Il caldo di oggi da alla testa.
E fosse solo quello!
Dopo l'incontro di ieri mi riesce sempre più difficile evitare di guardarmi intorno come se qualcuno mi stesse osservando, la sensazione è sempre la stessa, solo più forte. Se qualcuno mi osservasse attentamente sembrerei una psicopatica, ne sono certa.
Alle 13 terminato il lavoro e dopo il solito grande bagno di coccole con Melville, che, sempre più affranto dalla mia dipartita, mi ha dedicato un profondo barrito tonante, decido di recarmi all'infermeria dove è ancora convalescente la piccola Ariel.
All'ingresso noto che la porta è socchiusa, non so se avvicinarmi o se desistere, ma poi concludo che rientra comunque nelle mie mansioni lavorative controllare il post-operatorio di un mio paziente. - sono specializzata in animali tropicali e non in cani, unitamente al fatto che sono un comportamentalista più che un chirurgo, ma tutto sommato chissenefrega, questo gli altri non lo sanno-
Entro nella stanza e nella penombra vedo una piccola forma. E' Paris, ed è venuta presumo a controllare la sua cagnolina.
Appena mi vede mi sorride. - Ciao dottoressa. Hai visto la mia Ariel? Oggi sta meglio-
- oh lo vedo..!- La cagnolina accortasi della mia presenza prende a scodinzolare come una forsennata, vorrebbe alzarsi e saltellare in quel modo adorabile che appartiene solo ai cuccioli, ma è ancora un pò debole ed il collare elisabettiano le impedisce la maggior parte dei movimenti.
- buona, stai buona piccola..- Cerco di tranquillizzare la bestiolina e le faccio una piccola visita. Tutto ok.
- Quando guarirà?- Mi chiede aprendo i grandi occhi verdi che brillano di luce propria anche nella penombra
- Al massimo una settimana e poi possiamo togliere i punti- Le mostro la piccola fasciatura azzurra appena sopra lo sterno che ho applicato alla cucciola meno di 24 ore prima.
- Io voglio che guarisca, non voglio più che stia male..- Mi comunica aggrottando la fronte in modo adorabile
- Non succederà più niente di male alla tua cagnolina, e poi comunque ci sarò io a curarla- Le do un buffetto sulla guanciotta paffuta.
E' proprio una bimba dolcissima.
- Paris eccoti, non ti trovavo più! Mi hai fatto prendere un colpo!- E' Grace che entra nella stanza con lo stesso sguardo preoccupato del giorno prima
- certo che ne ha parecchi di grattacapi questa donna ogni giorno- penso.
Le rivolgo uno sguardo che esprime tutto il mio appoggio, accarezzo la piccola Paris, poi Ariel ed esco.

Ore 15:00 pm.
Oggi si lavora a tempo pieno, c'è il consueto ciclo di vaccinazioni semestrali per tutti gli abitanti dello zoo.
Proprio la giornata ideale considerato che ci saranno 40 gradi all'ombra!
Lavoriamo in silenzio, forse per non sprecare troppe energie. Ci vogliono comunque tre ore abbondanti.
Le tigri Masha e Robert richiedono più tempo del previsto, sembra che su di loro il potente sedativo somministrato per permetterci di entrare nelle gabbie non voglia fare effetto.
Alle 18:00 passate, ormai stremata, decido di passare a fare un ultimo saluto a Melville approfittandone per rinfrescarlo con un bel getto d'acqua a misura di tzunami che sicuramente coinvolgerà anche me, ma, devo dire, non mi dispiacerà affatto.
Salgo in piedi sulla scala ed inizio a bagnare la pelle coriacea grigia scura che ricopre il dorso del mio amico, che, come prevedevo, in una manifestazione di giubilo riconoscente inizia ad agitarsi tutto..il risultato è che la canottierina color panna e gli shorts di jeans che indosso si inzuppano come fossero un costume da bagno.
Rido divertita e continuiamo questo nostro gioco un pò umido, quando la sensazione di essere osservata mi pervade così prepotentemente che mi giro di scatto.
E non posso credere a quello che vedo.
Mr Jackson se ne sta appoggiato al recinto di legno in una posizione un pò defilata rispetto alla mia e sorride divertito alla scena.
Per quanto mi riguarda, stessa identica reazione avuta il giorno prima: pietrificata, sangue gelido, faccia da ebete.
Non pensiate che sia divertente perchè non lo è. Cercare di parlare e sentire le corde vocali che non vibrano non è bello.
Ho smesso di chiedermi il perchè di questo effetto. Lo subisco e basta.
- buonasera Miss Ferrari..mi scusi se l'ho spaventata ma stavo passeggiando ed ho sentito delle risate..sono venuto a vedere ..- sembra arrossire -
poi incalza - E' straordinario vedere come vi divertite insieme!- Questa volta sorride.
Melville sembra rendersi conto che l'attenzione non è più rivolta solo a lui allorquando effettua un brusco movimento urtandomi.
Dal canto mio, inebetita come sono, e ancora concentrata nell'emettere un sibilo che si avvicini ad un verso umano, non ho la giusta prontezza di riflessi per risistemare il mio baricentro.
Anche la scala mi abbandona, iniziando ad oscillare pericolosamente....Il risultato è scontato. Cado.
Ma trattandosi di me non può essere una caduta dignitosa. No no. La mia è una classica caduta da film, di quelle che di solito, per essere girate, necessitano di uno stunt man.
Atterro di schiena con entrambe le gambe tese verso l'alto. Divaricate. Emetto anche un suono che potrebbe essere accostato al verso che fa la cornacchia.
Sotto di me la superficie è molle ed umida. Credo sia terriccio, ma, sempre conoscendo il mio Karma, sarà sicuramente frammisto a qualcos'altro.
Anche la scala obbedisce alla forza di gravità appena dopo di me, rovinandomi addosso.
- Ommioddio!- Mr Jackson si precipita all'interno del recinto. Solleva la scala dal mio corpo e cerca di sollevare anche me, mettendomi un braccio dietro alla schiena e con l'altro issandomi prendendo la mia mano.
- Mr Jackson i-io non.. mi scusi, mi scusi tantissimo..io...- riesco solo a biascicare
- Si è fatta male Andrea?- Mi guarda con un'espressione mista fra il preoccupato ed il divertito. Nella sua ansia preoccupata mi chiama per nome.
- N-no.. credo che vada tutto bene..cioè io..-
- L'importante è che non abbia battuto la testa. Anche se..qui il terreno mi sembra abbastanza morbido!- indica la poltilia marrone non ben identificata ai miei piedi.
E io mi accorgo dell'orrore.
Nell'entrare nel recinto si è imbrattato scarpe e pantaloni e, nel sollevarmi, la sua camicia che un tempo era stata immacolata si è ridotta ad un ricettacolo di pois marroni di dubbio gusto.
Completamente mortificata sono colta da una brillante idea. Forse una delle più geniali che mi siano capitate dacchè esisto.
Prendo l'iniziativa di rimuovere le macchie dalle sue spalle e dal petto.
- Aspetti Mr Jackson, le do una mano a...- con le mie stesse mani imbrattate cerco di afferrare i grumi ottenendo come risultato una fantastica spalmata di terra/quello che è sulla sua camicia. Lui mi lascia fare ma ha gli occhi sbarrati. In poche frazioni di secondo mi accorgo di aver riproposto la pubblicità della nutella in chiave moderna sulla camicia di Michael Jackson. A questo punto sto per svenire dalla vergogna.
- Ommioddio..mi disiace io..io sono un'imbecille..sono..i-io..- ormai paonazza in volto.
Mi guarda attonito. Sono pronta al licenziamento. Chiudo gli occhi per nascondermi almeno un pò. E lo sento scoppiare in una fragorosa risata. Poi si blocca arrossendo, forse pensa di essere stato troppo sfacciato. Ci guardiamo negli occhi. Un guizzo, una scintilla.
Esplodiamo entrambi in una fragorosa risata liberatoria, ognuno per i suoi motivi.
°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°
- Perchè è così dura con se stessa? Non è successo niente di male!- Sorride e poi sghignazza.
- Bè n-non direi, guardi come siamo conciati a causa della mia sbadataggine!!- Ma perchè balbetto?!?!
- Ma certe volte è bello sporcarsi un pò le mani senza troppi pensieri, no? E' liberatorio!- Dice così e si avvicina alla cesta della frutta, prende una http://michaeljackson.forumup.it/images/smiles/banana.gif, la sbuccia e si avvicina a Melville il quale non si fa certo pregare e si dirige verso di lui tutto contento. Gliela sistema fra le fauci rivolgendogli un sorrisone.
Gli porge una carezza sulla lunga proboscide.
Da questi pochi gesti mi rendo conto che abbiamo qualcosa in comune. Comunica con gli animali ed ama farlo.
Poi si volta verso di me.
- Per farsi capire da loro basta uno sguardo- mi dice - E non servono mille parole, mille scuse. Solo uno sguardo-
Poi apre ulteriormente gli enormi occhi neri - Ma lei Andrea questo lo deve sapere molto meglio di me, ho detto una cosa banale, credo-
- Oh no..in realtà non sono in molti a comprenderlo..-
- Forse perchè le persone sono troppo occupate a pensare ai loro affari, a questioni materiali che non hanno alcuna importanza alla fine, ma che le fanno sentire..in un certo senso 'piene'. Lo spirito però necessita di ben altro nutrimento..-
E' incredibilmente sensibile e..saggio. Sono rapita dalle sue parole, ma anche dal modo in cui le dice.
- Spesso però rinunciare al mondo esterno conduce inevitabilmente alla solitudine, non è vero?- mi chiede una conferma delle sue verità
- Non è facile- rispondo
- Lo so che non è facile. Non lo è mai- Il suo sguardo si posa su di me e mi sento completamente nuda. Sono ubriaca.
L'amara rassegnazione che ha negli occhi mi lascia sgomenta.
Rimaniamo lì nel recinto per un tempo indefinibile. Potrebbero essere minuti o giorni, non lo so.
Queste le uniche frasi che ci concediamo.
Continuo a svolgere il mio lavoro interrotto, lavo Gipsy e Melville con la canna, poi gli abbeveratoi, metto dell'acqua pulita e pulisco a terra.
Lui ci osserva, appoggiato alla staccionata.
Non provo più alcun tipo di imbarazzo e non so perchè. Forse le parole che mi ha detto mi hanno tranquillizzata.
Per la prima volta ho sentito i concetti uscire dal mio cervello ed attraversare la bocca di un'altra persona prima di uscire allo scoperto.
- E' bello vedervi insieme, il modo in cui loro la guardano e la seguono..è fantastico- mi dice mentre sto chiudendo il recinto cercando di scrollarmi di dosso la terra ormai secca e dura.
- Si, sono contenta di aver familiarizzato in fretta, per me è molto importante..- rispondo un pò imbarazzata. - In ogni caso devo dire che possiede animali davvero di buon carattere, sono affabilissimi!-
- Sanno di essere amati. E per me è molto importante che siano seguiti dalle persone migliori, che condividano la mia stessa passione per loro. E lei è una di quelle persone.- Sento di essere arrossita a dismisura e non so come rispondere. Maledetta impacciataggine!
- Sa, Gipsy è un regalo di Elizabeth, una mia carissima amica.. tengo molto a lei..- dice interrompendo il silenzio da me creato.
-Oh..capisco- Mi sento quasi in colpa per aver legato di più con Melville. Ditemi voi se sono normale.
Quest'uomo si comporta in maniera estremamente insolita. Non è il classico comportamento da VIP. Ama passeggiare in giardino e conosce perfettamente tutti i nomi degli animali che possiede. Entra nei loro recinti e li nutre. In questo momento è pieno di fango (nella migliore delle ipotesi) e non è per niente infastidito o schifato. Se dovessi credere a tutto quello che leggo sui giornali direi che in questo momento sto sognando.
- Senta Andrea, le andrebbe di fare una passeggiata per il parco? Io la faccio sempre verso sera, se le va mi faccia compagnia..e poi scommetto che non glielo hanno mostrato tutto- Mi domanda come farebbe un bimbo che vuole essere accompagnato al luna park.
E lui lo è. Ogni sua parola è pervasa da quell'innocenza ingenua che hanno i bambini. L'unica differenza è che lui il luna park lo possiede nel giardino di casa.
Sto per rispondere quando nel mio cervello riecheggiano le parole -verso sera- ..quindi è SERA?!?!
- Ommioddio! Satya!!- esclamo allarmatissima. Guardo l'orologio. Le 20:00. Sono una madre degenere.
- Come?!? Chi è Satya??- chiede incuriosito da quello strano nome, ma anche un pò frastornato dalla mia irruenza finora celata.
-E'..è mio figlio. Ha 3 anni e lo ho lasciato da un'amica, ma è decisamente troppo tardi.. devo scappare, mi dispiace!-
Mi fissa con i suoi occhi grandi e profondi. Dentro c'è una luce. E' sorpreso.
- Oh, certo, non sapevo che.. si insomma è colpa mia che l'ho trattenuta fino a quest'ora..-
- Ma assolutamente no, sono io che sono una pasticciona.. e la sua camicia ne sa qualcosa..- Gli dico con fare divertito indicando il suo povero indumento bicolore.
Scoppia di nuovo a ridere. Anche lui è divertito. - Bè devo dire che era tempo che non mi imbrattavo così, anzi, a dirla tutta non so nemmeno se sia mai stato così sporco in vita mia...Ma è stato divertente, molto- fa una pausa. poi: - allora vorrà dire che il tour del ranch lo faremo un altro giorno, ok?-
- C-certo, con piacere..sa dove trovarmi!- Cerco di apparire disinvolta ma arrossisco di nuovo.
- La faccio accompagnare dal mio autista, così farà prima..-
- No, grazie Mr Jackson, sono già motorizzata, ho parcheggiato proprio alla fine del vialetto! Grazie mille comunque!-
Mi allontano e lo saluto con un gesto della mano.
Di nuovo il vento fa danzare i miei capelli come se fossero fronde di alghe marine preda della corrente.
Di nuovo la sensazione di essere osservata.
Ma stavolta so perchè.

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marina56
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MessaggioInviato: Dom Ott 02, 2011 2:29 pm    Oggetto: Rispondi citando

CAPITOLO 4

NELLA TESTA DI MICHAEL

Sono stanco di trascorrere giornate intere nello studio dell'avvocato per riuscire a capire come poter fare per bloccare la messa in onda di quel maledetto programma. Sono stanco, davvero. Se avessi saputo..se solo avessi potuto immaginare non mi sarei prestato a questa pagliacciata.
Sono per l'ennesima volta un fenomeno da baraccone.
Come se non bastasse anche i bambini mi preoccupano. Blanket è alle prese con il suo primo raffreddore..e mi si stringe il cuore a guardarlo lì, nel suo lettino, intontito dall'antivirale. E' così piccolo e indifeso.
Lo so, sono un pò apprensivo.
E Paris è un pò depressa perchè la sua cagnolina non si riprende in fretta come spererebbe. Si colpevolizza molto per quello che è successo l'altro giorno. Continua a dire che se lei non fosse stata così cattiva a lasciare le sue palline di gomma sul selciato ora Ariel starebbe bene.
Ho sempre cercato di infondere nei miei figli il senso del dovere e della responsabilità. Per me è molto importante che capiscano che le loro azioni hanno delle conseguenze, e che non potrò sempre essere lì a rimediare ai loro errori o ad evitare che li facciano.
Non vorrei però aver esagerato un pò con i miei precetti. Non voglio che Paris soffra.
La vita non risparmierà nessuno di loro dalla sofferenza, ma vorrei che questo accadesse il più tardi possibile.
Unica nota divertente di questa disastrosa settimana è che ieri ho chiacchierato un pò con una persona nuova.
Si chiama Andrea (ma non è un nome maschile per caso?!) ed è la nuova veterinaria dello zoo.
A dire il vero sono giorni che la osservo dal mio albero preferito -my giving tree-. All'inizio lo facevo per scrupolo, in fondo non l'ho assunta personalmente e vorrei avere un'idea delle facce che si aggirano per il ranch. Poi mi ha colpito con i suoi modi verso Melville e ho continuato ad osservarla anche i giorni successivi.
A guardarla non le si darebbero più di una ventina d'anni. Ma è sicuramente più grande perchè è già laureata da qualche anno mi hanno detto i miei collaboratori.
Viene dall’Africa. Che cosa interessante, spero di potermi fare raccontare qualcosa, adoro le storie di vita.
Ha un viso così pulito. Gli occhi grandi e verdi, come quelli di Paris. Ma sono tristi.
A dire il vero non parla molto, preferisce parlare con gli animali.
Adoro il modo che ha di trattare con loro. C'è molto rispetto, in tutto quello che fa.
In compenso non credo ami avere a che fare con le persone, i suoi silenzi sono fra i più eloquenti che abbia ascoltato. Sembra impaurita. E indifesa.
Non credo si tratti di timore reverenziale verso di me, penso che dietro a certi sguardi bui si celi qualcosa in più.
Ha lo sguardo timido e spesso è piuttosto..impacciata.. stasera per esempio mi ha imbrattato involontariamente nel recinto degli elefanti tanto che, al mio rientro a casa, mi hanno chiesto se avessi fatto la lotta con gli ippopotami...ma qui non possiedo ippopotami!
Ho voglia di parlarle e di rimanere lì ad ascoltare quei suoi silenzi.
Sento di non averla ringraziata abbastanza per quello che ha fatto per Ariel.
LOS OLIVOS, California- NEVERLAND VALLEY RANCH. Aug 26, 2003
A causa del caldo torrido di questo agosto infernale ci hanno cambiato i turni di lavoro, lavoreremo in orari più 'freschi'. Nella fattispecie dalle 8:00 alle 11:00 e dalle 17:00 alle 19/20:00, dipende dalla quantità di lavoro.
Devo dire che sebbene sia molto meglio così per la salute, quelle sei ore di buco non mi sono comodissime, mi ero organizzata in un altro modo anche con Pedra che mi da una mano con Saty e ora.. è andato tutto all'aria!
Sono passati alcuni giorni dal mio incontro ravvicinato del terzo tipo, ma lui non è più tornato a trovarmi. Avrà sicuramente da fare cose molto più importanti di stare qui a parlare con me... So che è giusto pensarla così, ma in un certo senso ci avevo sperato.. di rincontrarlo per fare quel giro.
Invece si è trattato solo di un'occasione del tutto estemporanea, che ho mandato all'aria perchè era tardi.
Ha rinnovato l'invito ad un'altro giorno per pura cortesia. Se ne sarà sicuramente dimenticato.
Va bè, mi faccio bastare quello che ho avuto, non è stato poco in fondo, no?
Ore 21:00
Che stanchezza! Sono ancora qui al lavoro, ne ho approfittato insieme a qualche collega per fermarmi un pò di più a riordinare i vari registri. Sapete, qui sono annotate tutte ma proprio tutte le vaccinazioni, le medicine, gli eventuali interventi subiti da ogni singolo animale. Bisogna essere estremamente meticolosi nel compilarli. Noi abbiamo preferito questo momento della giornata perchè non c'è rumore e perchè il caldo attanaglia molto meno. Rumore e caldo: nemici della precisione!
Approfitto del fatto che Pedra abbia portato Satya e le sue due pesti al cinema a vedere 'l'era glaciale' (ci vorrebbe che capitasse davvero in questi giorni, non sopporto il caldo, mi sento cera in liquefazione un momento si e l'altro pure!), per concludere il lavoro e rientrare a casa con più calma.
Ora però è ora di andare sul serio. Raccolgo le mie cose e mi appresto a chiudere il capannone con una chiave che, non senza fatica a causa dell'oscurità, inserisco nella serratura metallica ben oleata.
Sto già pregustando la sensazione dell'acqua gelida che mi scorrerà addosso, liberandomi da quella sottile, impercettibile ma onnipresente patina di sudore adagiata sulla mia pelle, già evidentemente proiettata avanti nel tempo di una ventina di minuti. Inserisco le chiavi del capannone in borsa, un ultimo sguardo in giro per controllare che tutto sia a posto e..
- Aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaahhhhhhhhhhhhhh!-
°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°
L'oscurità e il mio essere sovrappensiero non fanno che amplificare la portata del mio spavento.
Mr Jackson si è parato esattamente dietro di me più silenzioso di una pantera, con l'idea presumo di farmi uno ‘scherzo’. Credo gli piaccia questo genere di cose.
Ma a me no.
Nel girarmi di scatto gli sbatto contro ed emetto uno dei più acuti ululati di cui sono capace, e, come se ciò non bastasse, non riconoscendolo subito brandisco la borsa, unica arma di cui dispongo, come se fosse una katana e gli assesto istintivamente il colpo in testa più forte di cui sono capace, quest'ultimo accompagnato da un nuovo urlo, stavolta più combattivo. Devo dire che un samurai potrebbe farmi le scarpe in questo contesto.
-Ahi!- esclama
Mi accorgo subito della vera identità del mio 'aggressore' e, ancora una volta, sento che sto per sentirmi male.
- Ommioddio....m-m-Mr Jackson..ma che ci fa lei qua??- Ma che razza di domande faccio?!? Questa è casa sua, lui va dove vuole!
- Niente, passeggiavo, la ho vista uscire e ho pensato di...insomma..- sembra giustificarsi. E' di una tenerezza immane.
Non termina la frase, imbarazzatissimo non riesce a confessare di aver tentato di farmi uno scherzo così malriuscito. Si massaggia il capo.
- Mi deve scusare Andrea, non intendevo spaventarla..effettivamente con il buio..potevo immaginare insomma..-
- No, Mr Jackson, mi deve scusare lei, sono stata un pò troppo impulsiva..è che..sa, lo spavento fa fare di tutto..- Ennesima figura da idiota. Una completa idiota.
Mentre mi sto stringendo il cilicio mentalmente e mi ripeto quanto sono stata inopportuna sento una fragorosa risata.
Ride, ride e ride e si massaggia la testa e ride ancora..è incredibile ma è anche contagioso e...rido anch'io.
- Fa bene ad essere così combattiva, al giorno d'oggi non si sa mai, con la gente che c'è in giro..- dice ridendo divertito dal suo stesso tono paternalistico
- Sono davvero mortificata..spero di non averle fatto troppo male..- mi viene da ridere ma mi sento irrispettosa e cerco di trattenermi
Incrociamo i nostri sguardi per un lasso indefinibile.
- E' già passato..e poi mi sta bene, la prossima volta imparo a fare gli agguati!- sghignazza - E non si trattenga, è ancora più buffa così!-
Deve essere davvero un burlone quando vuole.
Tutto il rumore che ho fatto prima, unitamente alle nostre risate di adesso, hanno svegliato i babbuini che, pensando probabilmente che sia l'ora del rancio, hanno iniziato ad urlare e gorgheggiare come pazzi, sbattendo le 'mani' sui cancelli e producendo un rumore veramente assordante.
Come se non bastasse in lontananza si vedono due fasci di luce, presumo due torce.
- Oh no, la sorveglianza..devono aver sentito i rumori...uff non ho voglia di dare spiegazioni..- dice interrompendo quel lungo momento di ilarità che ci aveva visti protagonisti. E' visibilmente scocciato. Non ha voglia di identificarsi e parlare con le guardie, credo.
- Forse è meglio che vada allora..-
- No, non è una buona idea, le farebbero una ramanzina sul fatto che oltre una certa ora non ci si aggira nei pressi delle gabbie per via dell'assicurazione e la sicurezza e bla...bla..- Alza gli occhi al cielo - Venga con me!-
Mi prende la mano e mi conduce là dove la vegetazione forma dei disegni indefiniti in assenza di luce, cammina velocemente ed ogni tanto si volta a rassicurare la mia espressione sorpresa e leggermente impaurita. - Siamo quasi arrivati..ancora un attimo- Il fitto intreccio di rami e fronde sembra chiudersi sulle nostre teste formando un tunnel. Non so più distinguere le forme dalle ombre, gli alberi dalle nuvole, la realtà dal sogno.
Dopo qualche minuto ci ritroviamo in un grande spiazzo stavolta decisamente più illuminato. Riconosco i colori dei sassolini. Non dobbiamo essere molto lontani dalla casa.
- Mi scusi se l'ho coinvolta in questa specie di fuga, ma sinceramente non avevo voglia di fornire spiegazioni. Devo sempre fornire spiegazioni, per ogni cosa che faccio ultimamente, quindi se ogni tanto posso evitare..- E' un misto fra lo scocciato, l'arrabbiato e l'avvilito il suo tono.
Decido di cambiare subito discorso - Se c'è qualcuno che qui si deve scusare quella sono io, Mr Jackson, è la seconda volta che ci vediamo e lei ha rimediato una camicia da buttare e un bernoccolo..-
Scoppia a ridere di nuovo. - Lei è davvero una forza della natura, Andrea- ride di gusto.
Se c'è una cosa che mi ha sempre affascinato, e non sempre nel senso più platonico del termine, quella è il suo sorriso. Lo guardavo da bambina e mi sembrava perfetto. Da adolescente sognavo un uomo con un sorriso così. Ora non sono più una bambina, nè un'adolescente. Lui è più maturo e affascinante del ragazzo borchiato del poster. E mi sta elargendo tanti, tanti di quei sorrisi che avevo sognato.
Proprio qui, davanti a me.
- Allora mi dica Andrea, le andrebbe di fare quella famosa passeggiata di cui parlavamo l'altro giorno?- si ricorda.
- Adesso?-
- Si, adesso-
Mi guarda. Il magnetismo che sprigionano quegli occhi è indescrivibile.
Ed io sono uno spillo che cerca di sfuggire ad un magnete grande quanto un grattacielo. Inutile.
Mi arrendo subito, anche se ho paura. Mi lascerò attirare dal mio magnete, come ogni bravo spillo.
In silenzio ci incamminiamo lungo il sentiero reso ben visibile da impercettibili lumini ai suoi lati. E' rivestito da pietre di diversi colori che con il gioco di luci e di ombre sembrano cambiare forma, colore e sostanza al nostro passaggio. Sembra di camminare in groppa ad un serpentello che si prende gioco di noi variando costantemente la sua direzione di marcia, è capriccioso e volubile. Fortunatamente la meta a cui ci conduce è ben visibile e rettilinea, davanti ai nostri occhi.
Le luci che da lontano si fondevano con le luminarie del vialetto a formare un fascio giallo nell'oscurità ora sono ben definite, si intrecciano in una danza variopinta che riveste diverse strutture dalla forma sinuosa.
Un otto volante, un enorme galeone dei pirati, una specie di disco volante, una giostra con i cavalli, una ruota panoramica.
Sapevo, mi avevano raccontato, avevo letto, visto alla tv..ma trovarsi qui è un'altra cosa.
Totalmente rapita dal tutto non ho nemmeno il tempo di rendermi conto che la dolce morsa che aveva legato le nostre mani durante lo spostamento di prima non si è mai allentata, ma anzi, il mio infantile stupore dinnanzi a cotanta magnificenza ne ha aumentato l'intensità.
- Questo è il mio piccolo angolo di paradiso, che ne pensa?-
La sua voce mi desta dal visionario torpore in cui mi trovo, ma esce dolce, ed in perfetta armonia con il concerto d'archi che mi risuona nei timpani, frutto della mia totale mancanza di self control.
- Uh..Oh...ehm- cerco di riacquisire lucidità e sgancio la mano imbarazzatissima - E'..è..magnifico..è enorme..è..-
Sorride divertito - Sembra una bambina davanti ad una montagna di caramelle!- ridacchia
- Sì, è vero..è che tutte queste luci lo fanno sembrare ancora più magico-
- La sera è il momento migliore per venire, infatti. Io vengo qui quasi ogni sera, quando mi è possibile. E' uno dei posti che preferisco, soprattutto qui- indicando la ruota panoramica - Mi riporta indietro nel tempo. Anche se è un'attrazione piuttosto vecchia e tradizionale trovo che abbia un fascino speciale. Purtroppo quando ero un bambino non ho potuto godere molto di queste cose, ed ora cerco di rifarmi..-
L'abisso oscuro che ora ha negli occhi attraversa lo spazio che ci separa e mi colpisce con la violenza di una freccia, si diffonde in me come una macchia di petrolio nell'acqua limpida, e poi mi attraversa come un pugnale, da parte a parte. E' così violento questo senso di tristezza che ho freddo anch'io.
- Bè, non so se può esserle di consolazione, ma io che da piccola alle giostre ci potevo andare, non salivo mai sulla ruota panoramica perchè sono sempre stata terrorizzata dall'altezza- ammetto non senza vergogna
- Davvero?! Bisogna assolutamente rimediare allora, non può essere così crudele con se stessa da non concedersi un'emozione così..!- Esclama riacquistando nuova luce in volto.
- Mi sono concessa tante altre cose belle, davvero, non credo che..-
- Una cosa, bella o brutta che sia, non ci potrà mai mancare se non l'abbiamo posseduta almeno una volta- incalza
Mi accorgo che non so cosa rispondere e soprattutto temo di essermi gettata la zappa sui piedi nel tentativo di consolare lui. Sento che non demorderà e sento che sarò io a rimetterci, per lo stesso discorso dello spillo e del magnete.
- Forza, non perdiamo altro tempo, si è privata di una cosa bella troppo a lungo..- Mi afferra di nuovo la mano in una presa dolce ma salda.
- No, io non credo di poterlo fare, io sono terrorizzata.. ho troppa paura, non..-
- Ma non sarà sola Andrea, ci sarò io, e se avrà troppa paura allora scenderemo subito, quantomeno però potrà dire di averci provato!-
Ormai ha deciso, e di nuovo non farò resistenza, anche se non so fino a che punto la mia arrendevolezza mi gioverà.
Mi guida gentilmente facendomi sedere per prima, poi si posiziona accanto a me. Abbassa la barra di protezione che si blocca sui nostri ventri e schiaccia il pulsante sul telecomando che tiene in mano.
Continuo a chiedermi come ho fatto a cacciarmi in una situazione simile.
L'enorme struttura inizia a muoversi e insieme a lei il mio stomaco, il fegato e la milza, mentre i muscoli non rispondono più, contratti e tesi in una morsa paralizzante.
Ho una paura terribile e nella mia bocca non c'è traccia di saliva.
Prevedendo il tutto, la sua mano non tarda ad arrivare a prendere la mia. Si intrecciano in un incastro perfetto. Non vedo più niente.
- Mi racconti, che cosa l'ha portata fin qui? E' tanto che fa questo lavoro?- cerca di farmi pensare ad altro. Un guizzo beffardo negli occhi.
- Dal '98.. ho iniziato con un impiego nella mia città, Milano, nello zoo municipale e..-
- Milano?? Ci sono stato a Milano..per un concerto, qualche anno fa..- mi interrompe colto dalla sorpresa
- Già, lo so..-
- Lo sa?!-
-Si, io..ehm..lo so, sarebbe impossibile non ricordare il traffico che si creò ovunque..quella sera ci misi più di un'ora per rientrare a casa dall'università!!-
Mi diverte la situazione, perchè quella sera avrei fatto carte false per poter andare a vederlo, e adesso gli sto praticamente rinfacciando che a causa della sua presenza la città si bloccò. Sono completamente fuori di testa.
- Oh..- sembra quasi dispiaciuto. E' incredibile.
- Ma credo che sia una cosa del tutto normale, cioè, intendo, credo sia successo un pò in tutte le città in cui ha fatto tappa nei suoi tour..- dico rendendomi conto di essere stata un pò insensibile.
- Si, è sempre così, ovunque vada c'è sempre folla, si creano code e traffico..mi dispiace di essere la causa di tanti problemi, io non lo vorrei.
Molte volte avrei semplicemente voluto fare due chiacchiere, bere un caffè, parlare di un libro, avere una vita 'normale', anche se questa parola può voler dire tutto e niente. Ci sono sempre due facce della medaglia, in ogni cosa, anche in quelle che secondo i più sono perfette da ogni punto di vista. La verità è che ci si può sentire molto soli nella mia situazione-
- Siamo tutti soli Michael..- Terza figuraccia della settimana. Chiamo il mio capo per nome senza averne avuta autorizzazione alcuna.
- M-mi scusi..Mr Jackson-
- Mi hai chiamato Michael..- mi domanda attonito e dandomi del tu. La confidenza che si è appena preso mi fa trasalire in un brivido che non definirei proprio casto. Gli occhi fissi nei miei. Sorride.
Faccio per giustificarmi ma mi blocca con un cenno. - Ne sono felice, e sarei ancora più felice se potessimo darci del tu senza imbarazzo-
Poi aggiunge - Sai, avrei voluto chiedertelo prima- arrossisce.
- Forse sarebbe più naturale- Ormai i pensieri mi scorrono dalla mente alla bocca senza filtro.
- Senza forse!- sembra sollevato. - E poi, si può dire che ora tu sia nelle mie mani..- Alludendo alla rotazione che l'immensa ruota sta compiendo.
Solo ora mi accorgo che siamo al quarto giro.
- Non è poi così terribile volare, cosa dici?- mi chiede con un'espressione ibrida, fra il soddisfatto e il malizioso
- Ommioddio, non ho avuto paura..cioè non mi sono accorta che..- dico questo rimanendo completamente basita dal mio comportamento.
Io che per prendere l'aereo mi devo imbottire di valeriana, io che non salgo su una scala più alta di un metro, io, proprio la stessa persona di sempre, ora mi trovo a trenta metri da terra e STO BENE.
A questo punto il colpo di grazia:
- Se non hai tentato non ha mai vissuto*- una brezza mi sussurra all'orecchio destro.
Mi chiedo se sia solo il frutto della mia immaginazione. Mi giro.
Vedo lui perso in un sorriso complice che si spegne quando mi fa un occhiolino beffardo e soddisfatto.
Non è stata immaginazione. E' tutto reale.

- Buonanotte Andrea, e grazie- mi dice dinnanzi all'apertura del possente cancello
- Grazie di cosa?- chiedo incredula
- Grazie di avermi fatto compagnia.-
Troppa emozione. Non riesco a parlare.
- Buonanotte Michael-
Mi allontano nella notte sperando di trovare riparo nell'oscurità.
Riparo da quel turbinio di emozioni a cui non sono abituata.
Riparo nella coltre silenziosa dei miei pensieri, unici abitanti di un mondo di immaginazione che mi sono costruita con fatica in questi anni per nascondermi dalla realtà. [/b]

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